Quante tazzine di caffè si possono bere al giorno?

Quante tazzine di caffè si possono bere al giorno?

Quante tazzine di caffè si possono bere al giorno?

Indubbiamente il caffè è una bevanda che può aiutare a dimagrire sia perché diminuisce la fame che perché aiuta a dare tono se siamo a dieta e tendiamo ad essere fiacchi e svogliati.
Però dicono che il caffè faccia male al cuore, ai nervi, allo stomaco… D’altra parte è certo anche che questa bevanda abbia effetti benefici coem abbiamo scritto sopra.
Come regolarsi allora? Questione di dosi, risponde la scienza: ecco quelle giuste.

Secondo una recente statistica, in Italia se ne consumano 90 milioni di tazze il giorno. Il caffè, soprattutto a colazione e dopo i pasti, è certamente una delle abitudini alimentari più
radicate degli italiani. Oggi però la moderna medicina della prevenzione ci ha insegnato a essere diffidenti e a guardare con occhio critico anche le abitudini più consolidate. Per questo ci si è chiesti: bere abitualmente caffè può rappresentare un rischio
per la salute? Quanti caffè al giorno si possono bere senza preoccupazioni?
Per fortuna dei tanti amanti della tazzina di espresso, le risposte degli esperti sono sostanzialmente tranquillizzanti: bere il caffè in quantità non eccessive non comporta nessun rischio, neppure per persone che hanno qualche problema di salute. Ma
vediamo più in dettaglio perché, cercando anche di verificare quanto c’è di vero in tante opinioni comuni che circolano a proposito del caffè.

IL CAFFÉ NON FA RISCHIARE L’INFARTO

Partiamo dal dubbio più diffuso: bere caffè abitualmente può fare male al cuore? É una domanda più che legittima, visto che la caffeina (presente oltre che nel caffè anche nel e nei semi di cola) è una sostanza stimolante, che ha tra i suoi effetti anche quello di aumentare il battito cardiaco. Tuttavia, perchè arrivi a influire sul regolare funzionamento del cuore occorrono quantità di caffeina molto superiori a quelle che quotidianamente
assumono i bevitori di caffè. Diversi studi, infatti, hanno dimostrato che non si hanno effetti negativi fino a 500 milligrammi di caffeina al giorno, che corrispondono circa a
cinque tazzine di caffè. Addirittura è stato verificato che pazienti reduci da un infarto miocardico possono bere fino tre tazze di caffè al giorno senza far registrare un aumento delle aritmie.
Quante tazzine di caffè si possono bere al giorno?


Quindi non si può mettere in relazione il consumo abituale di caffè con il rischio di patologie cardiache. “Non esistono correlazioni dirette”, come è stato più volte confermato in ricerche scientifiche, “tra il consumo di caffè e un aumento del rischio di insorgenza di malattie cardiovascolari.
La caffeina può aumentare i battiti del cuore, ma ne più ne meno di tanti altri fattori della vita quotidiana. Nella  esperienza clinica  una qualsiasi emozione in pazienti soggetti ad aritmie può avere affetti anche superiori a quelli di una tazzina di caffè.” I bevitori di caffè, quindi, non devono preoccuparsi? “Si può stare tranquilli: il consumo di caffè, in quantità normali, diciamo una tazza a pasto, non comporta aumenti di rischio, neanche per soggetti cardiopatici o a rischio di cardiopatie. Un certo rischio si ha nei casi di aritmie. D’altronde quando si parla di prevenzione il discorso non può essere centrato sul singolo alimento. Va sempre considerato l’insieme delle abitudini alimentari e dello stile di vita.

AIUTA AD AFFRONTARE LA FATICA

Quindi il pericolo eventuale non è nella tazzina di caffè ma se mai in quello che viene prima e dopo il caffè. In questo senso per esempio si può pensare che un forte consumo di caffè si accompagni facilmente ad altri abusi alimentari (come quello di alcol e di fumo), che possono avere una spiegazione psicologica. Non dimentichiamoci che il caffè nasce come ‘droga‘, con effetto psicotropo, cioè in grado di agire come stimolante a livello psichico e mentale. Si tratta di effetti già noti nell’antichità, e infatti le leggende sull’origine del caffè sono molto simili a quelle che narrano della scoperta del o di altre piante con proprietà simili: venivano considerati doni divini in grado di aiutare l’uomo ad affrontare le fatiche fisiche e mentali della nostra esistenza.

STIMOLA LA SECREZIONE GASTRICA

Caffè e cuore dunque non sono nemici. C’è però da verificare l’effetto del caffè anche su altri apparati dell’organismo. Si dice, ad esempio, che il caffè abbia effetti positivi sulla
digestione, favorendola, ma che sia vietato a chi soffre di ulcera e anche reflusso esofageo o semplicemente bruciori di stomaco .
La caffeina influisce veramente sul processo digestivo?
La caffeina, come risulta da tante ricerche scientifiche a livello internazionale, stimola la secrezione di numerose ghiandole sia endocrine che esocrine. In ambito digestivo, la caffeina stimola direttamente e indirettamente (tramite il sistema nervoso centrale e il rilascio dell’ormone gastrina) la secrezione gastrica. Aumenta cosi la
produzione gastrica sia di acido che di pepsina (l’enzima prodotto dallo stomaco, dotato di capacità digestiva sulle proteine). Anche i prodotti di torrefazione del caffè stimolano la secrezione gastrica indipendentemente dalla caffeina, per cui gli effetti gastrici del caffè decaffeinato non sono molto diversi da quelli del caffè normale.”
A quali dosi il caffè può provocare effetti negativi per l’organismo? L’assunzione di caffeina in largo eccesso in dosi cioè che si avvicinano a un grammo al giorno, specie se l’individuo non è da anni un grosso bevitore di caffè, produce indubbiamente effetti negativi per l’organismo, riguardanti prevalentemente il sistema nervoso centrale (insonniaeccitazione, vomito, convulsioni, ipertono muscolare), quello cardiocircolatorio (tachicardia, extrasistolia) e respiratorio (respiro concitato, sensazione di
affanno). Se però pensiamo che una tazzina di espresso in Italia contiene circa 100 milligrammi di caffeina, ne deriva che bisogna salire molto con il numero delle tazzine per avere effetti francamente negativi. Bisognerebbe arrivare alle 100 tazzine al giorno perché si osservino effetti gravissimi, persino letali, ma si tratta ovviamente di una considerazione del tutto teorica.

UN CONSIGLIO: NON VIETARE IL CAFFÉ

Quindi non c’è ragione perché il medico costringa a rinunciare alla piacevole abitudine di bere il caffè?
Vietare il caffè a chi è abituato a berlo, avrebbe più svantaggi che vantaggi. Anche perché il consumatore abituale sviluppa dei meccanismi di tolleranza che rendono poco significativi gli effetti della caffeina, tra cui c’è anche quello della stimolazione delle secrezioni dello stomaco. Basta solo buon senso nel non eccedere.
Non è tassativamente vietato neppure a chi ha l‘ulcera ma data la sua capacità di stimolare la secrezione gastrica e data l’importanza dell’acido nella genesi dell’ulcera, il caffè era sconsigliato almeno nelle fasi acute della malattia, specie se a stomaco vuoto. Tali raccomandazioni sono diventate meno pressanti, e in verità anche meno necessarie,
da quando si dispone di farmaci che potentemente inibiscono la secrezione dello stomaco (anche se stimolata dalla caffeina o da altri agenti) e da quando l’eradicazione del batterio
Helicobacter pylori ha vistosamente cambiato la storia naturale della malattia.
Insomma il caffè esce assolto anche in questo caso. Non c’è dunque nessun obiettivo di prevenzione che giustifichi la riduzione del consumo di caffè? “Al di là dell’ulcera in passato molti medici suggerivano di ridurre l’introito di caffeina per la prevenzione del cancro del pancreas e delle vie urinarie. Questo in quanto la caffeina e in grado di indurre anormalità cromosomiche in cellule in coltura, e mostra di avere
un effetto teratogeno, cioè provocare malformazioni, in ceppi batterici (ma non nei mammiferi). Tuttavia questo effetto si osserva solo per dosi veramente abnormi, assai più elevate di quelle che normalmente vengono assunte da un pur generoso bevitore
di caffè o che vengono somministrate per motivi terapeutici.

EVITATE IL CAFFE’ ALLA SCANDINAVA

Quante tazzine di caffè si possono bere al giorno?Una notazione importante per i bevitori di caffè riguarda i modi di prepararlo. Gli effetti della bevanda infatti variano in funzione dei diversi modi di preparazione. Queste differenze sono
state riscontrate con chiarezza negli studi fatti per verificare se l’abitudine di bere caffè provochi un aumento del tasso di colesterolo. Uno studio americano ha dimostrato che consumi normali di caffè (fino a cinque-sei tazze al giorno) non provocano
aumenti significativi di colesterolo. Diversi invece i risultati di uno studio analogo condotto in Norvegia, che invece aveva rilevato un consistente aumento di colesterolo fra i bevitori
abituali di caffè. Il motivo sta nella preparazione del caffè, che nei paesi scandinavi è bollito e non filtrato.
Per quanto riguarda il caffè e l’alimentazione, va segnalata una scoperta recente che riguarda una particolare proprietà della caffeina, ovvero quella di accelerare l’eliminazione da parte dell’organismo di alcuni elementi minerali, come il calcio e il ferro. Di qui il consiglio, a coloro che seguono diete o terapie per reintegrate questi elementi, di non bere o caffè subito dopo i pasti, appunto per dare tempo all’organismo di meglio assimilare gli elementi carenti.
Infine, rimangono da considerare gli effetti del caffè sul sistema nervoso. Che il caffè sia una sostanza eccitante a un’esperienza comune ed a proprio l’elemento che ce lo fa tanto apprezzare, specialmente al mattino. Queste sue proprietà stimolanti possono migliorare anche le prestazioni fisiche, tanto che la caffeina è inclusa nell’elenco delle sostanze “dopanti“, ossia quelle proibite agli sportivi prima di una gara.

A QUALCUNO CONCILIA IL SONNO

Ma è vero che bere il caffè, specialmente la sera, può disturbare il sonno? In questo caso la risposta varia da persona a persona, infatti a qualcuno il caffè dopo cena può anche conciliare il sonno. Questi effetti sono legati alla proprietà della caffeina di accentuare la produzione da parte del cervello di serotonina, che ha anche la funzione di regolare il sonno.
Ancor più interessanti gli studi recenti che hanno messo in luce la facoltà della caffeina di stimolare la produzione di endorfine, che sono una sorta di analgesico interno naturalmente prodotto dall’organismo e che hanno effetti positivi su varie componenti del sistema immunitario attive contro virus e tumori. In definitiva, purché si sappia rimanere nei limiti di un consumo ragionevole pare proprio che tocchi al caffè smentire il vecchio detto che tutto quello che piace fa male.

 

QUANTA CAFFEINA C’É NEL…

Caffè espresso: 100-150mg
Caffè all’americana: 150-200 mg
Caffellatte: 80 mg
Tè leggero: 50 mg
Tè forte: 80 mg
Cioccolata: 10-17 mg
Bevanda a base di soda: 43-75 mg

GLI EFFETTI DELLA CAFFEINA SUI DIVERSI ORGANI

Un consumo normale di caffeina (diciamo, fino a quattro-cinque tazze) non può che fare bene, soprattutto per chi è abituato da tempo a consumarlo regolarmente e non ha controindicazioni personali. Superata una certa soglia però possono cominciare
problemi per alcuni distretti del nostro corpo. Vediamoli qui di seguito.
CERVELLO
Piccole dosi di caffeina stimolano le percezioni sensoriali e facilitano il lavoro intellettuale. Ad alte dosi si verificano invece mal di testa, stati di confusione, agitazione.
SISTEMA NERVOSO
La caffeina ha un effetto stimolante ed eccitante. Il consumo serale di caffè in alcuni soggetti può provocare insonnia.
CUORE
La caffeina accellera il numero dei battiti cardiaci e incrementa la circolazione del sangue con un modesto rialzo della pressione.
Ad alte dosi la caffeina può dar luogo a battito irregolare e palpitazioni.
MUSCOLI
La caffeina aumenta la forza di contrazione delle fibre muscolari e ha un effetto positivo soprattutto sul muscolo affaticato. E in grado quindi di migliorare le prestazioni fisiche.
STOMACO
La caffeina aumenta le secrezioni acide dello stomaco. Questo può favorire la digestione, ma anche avere effetti negativi specie a stomaco vuoto e in soggetti che hanno patologie gastriche.
RENI
La caffeina ha un effetto diuretico, aumentando la produzione di urina.

A cura della redazione di dieta-dimagrante.com