I climatarian – cibo senza impatto ambientale

I climatarian - il cibo ha valore se non ha impatto ambientale

I climatarian – cibo senza impatto ambientale

Il trend negli ultimi trent’anni è stato quello di aggiungere a dei semplici tecnicismi scientifici sul modo migliore di scegliere un regime alimentare degli aspetti ideologici in modo che la vita degli esseri umani debba scorrere necessariamente in armonia con delle scelte di tipo filosofico e ideologico.
In Gran Bretagna esiste una comunità che si è data nome Foodtopia nella città di Asheville. Artigiani, chef, contadini, allevatori e produttori di formaggio hanno scelto un modo di pensare, utilizzare e consumare solo alimenti della loro terra o meglio proprio del terreno attorno al paese in cui vivono. Si tratta di gourmet ecologisti che desiderano un mondo dove si commercializza e si mangia a km zero senza alcuna eccezione per il rispetto dell’ambiente come principale obiettivo  come ha riportato il New York Times http://www.nytimes.com.
Il nome che si sono scelti è stato “Climatarian“.
Il cibo viene scelto non solo per la qualità, ma soprattutto per l’impatto ambientale che ciascun cibo ha nella sua produzione sul pianeta terra.
Esempi: scegliere o evitare una bistecca non è solo un fatto dietetico più o meno salubre ma anche un fenomeno fortemente inquinante.
Lo smog che opprime le città, e di cui  tanto si discute, è prodotto soprattutto dagli allevamenti animali gestiti in modo intensivo. Per tale motivo la carne di coniglio è considerata un cibo meno inquinante: non esistono infatti allevamenti condotti in modo intensivo di tali animali e addirittura viene utilizzata nei progetti di natura umanitaria dove si vanno a risolvere problemi di carenze alimentari (per esempio ad Haiti).

I climatarian sono molto attenti al consumo dell’acqua, all’uso di contenitori usa e getta, al formaggio. Il loro modo di mangiare, per essere giudicato buono, deve superare la prova dell’impatto ambientale. Ecco quindi la nuova figura degli eco chef. In Italia ne esistono parecchi. Nella rivista americana Saveur tra i primi 100 nomi del 2016 troviamo una coppia di cuochi uniti sia nel lavoro che anche nella vita. Oliver Piras e Alessandra Del Favero ristoratori a San Vito di Cadore del loro “Aga” in provincia di Belluno:
Sono risultati vincitori della prima stella Michelin e definiscono  la loro proposta alimentare “fare cucina di montagna” in cui il rispetto dell’ambiente è il fattore principale e si usano soltanto cibi di stagione prodotti in alta quota sopra gli 800 metri.

In particolare circa 40 erbe raccolte nei boschi e quindi non coltivate insieme a frutta e verdura dell’orto di casa più formaggi e  carne  esclusivamente preparata da animali allevati e trattati in modo umano. Le galline faraone arrivano dal Piemonte da un consorzio di montagna e il pesce da laghi del Trentino e fiumi.

Prendere dal mare non ha senso visto che si trovano a 1000 m d’altezza. Oliver Piras  ha fatto le sue esperienze al “Noma” di René Redzepi dove ha praticato il foraging ovvero la raccolta spontanea di cibo e già quando non era un fatto di moda.

La più recente novità nel modo di concepire comealimenci è stata indicata all’ultimo simposio “Mad” a Copenaghen dall’ingegnere in cultura ambientale Isabel Soares che ha spiegato che i movimenti anti cibo sprecato non possono essere ignorati.
La Soares, fondatrice della cooperativa del Portogallo “Fruta Feia” che commercializza a prezzi bassi  verdura e frutta soprattutto scartata perché non corrispondente agli standard per la messa in vendita.

Chiarendo meglio Food and Agricolture Organization delle Nazioni Unite, vengono gettati via circa 1 miliardo e trecentomila tonnellate di alimenti ogni anno:
La proposta per trovare soluzioni è molto semplice: mangiarlo!