{"id":3903,"date":"2016-01-31T00:00:00","date_gmt":"2016-01-30T23:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.dieta-dimagrante.com\/alimentazione\/2016\/01\/31\/trattamenti-e-soluzioni-al-problema-del-peso\/"},"modified":"2016-01-31T00:00:00","modified_gmt":"2016-01-30T23:00:00","slug":"trattamenti-e-soluzioni-al-problema-del-peso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.dieta-dimagrante.com\/alimentazione\/trattamenti-e-soluzioni-al-problema-del-peso\/","title":{"rendered":"Trattamenti e soluzioni al problema del peso"},"content":{"rendered":"<p>Il trattamento del sovrappeso \u00e8 sempre una sfida sia per il medico che per il paziente; esso, infatti, pur basandosi su calcoli metabolici di relativa semplicit\u00e0, costituisce tuttora un problema di <strong>ardua soluzione<\/strong>. Troppe, infatti sono le <strong>variabili<\/strong> che interferiscono e troppi i numerosi fattori che disturbano la realizzazione pratica delle pi\u00f9 perfezionate strategie d&#8217;intervento.  Gli insuccessi cui si va incontro nell&#8217;assistenza agli obesi, insuccessi gi\u00e0 numericamente consistenti nella fase funzionale, diventano molto pi\u00f9 numerosi nelle fasi di <strong>mantenimento <\/strong>in quanto una elevata percentuale di soggetti tende pi\u00f9 o meno rapidamente a tornare al peso di partenza.  Infatti, se \u00e8 relativamente facile ottenere un decremento ponderale nei tempi programmati, risulta pi\u00f9 difficile mantenere e stabilizzare il peso raggiunto. Ci\u00f2 fa s\u00ec che un certo numero di soggetti che periodicamente si sottopongono a regimi dimagranti, presentino <strong>periodiche oscillazioni ponderali con minimi toccati durante l&#8217;osservanza di regimi calorici ristretti e massimi che si avvicinano pi\u00f9 o meno al peso di partenza nei periodi intervallari.<\/strong> Queste variazioni cicliche della massa corporea hanno da tempo attirato l&#8217;attenzione dei clinici e dei nutrizionisti che le hanno attentamente studiate nella loro natura e nelle loro conseguenze sullo stato di <a href=\"https:\/\/www.dieta-dimagrante.com\/alimentazione\/per-vivere-meglio-in-salute\/\">salute<\/a> e sulla morbilit\u00e0 individuale; il fenomeno \u00e8 apparso di tale rilievo da fargli attribuire importanza e dignit\u00e0 di vera e propria sindrome cui si \u00e8 attribuito il nome di &#8220;Weight cycling syndrome&#8221; e &#8220;sindorme yo-yo&#8221;.  Si \u00e8 visto, infatti, che la fluttuazione del peso interferisce sui livelli del dispendio energetico, sulla composizione corporea e sulla distribuzione del tessuto adiposo, sul rischio di mortalit\u00e0 per patologia cardiovascolare e sul comportamento alimentare. Questa fluttuazione indurrebbe infatti un aumento dell&#8217;efficienza motoria dell&#8217;organismo che fornirebbe uguali prestazioni con spesa energetica progressivamente pi\u00f9 limitata; in altri termini sembrerebbe <strong>che l&#8217;organismo acquisti la capacit\u00e0 di mantenere il proprio peso con un minor numero di calorie<\/strong> o che, con le medesime calorie che in passato lo mantenevano in costanza di esso tenda progressivamente ad aumentare il <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Peso_corporeo_umano\">peso<\/a> stesso.  Dati recenti sull&#8217;uomo avrebbero dimostrato che a ogni fluttuazione del peso la <strong>massa magra perduta<\/strong> nella fase di calo, nella fase di recupero viene ricostituita solo parzialmente e la rimanente differenza viene sostituita da tessuto adiposo; l&#8217;organismo cio\u00e8, a ogni fluttuazione del peso modificherebbe la propria composizione e diverrebbe <strong>ogni volta pi\u00f9 grasso e quindi pi\u00f9 ricco di tessuto metabolicamente inerte<\/strong>. Questo fenomeno offre anche un altro elemento di preoccupazione dal momento che il grasso destinato a prendere il posto dei tessuti magri perduti andrebbe a ridistribuirsi localizzandosi prevalentemente nella regione viscero-addominale.  Secondo altre indagini la fluttuazione del peso sarebbe associata a un aumento del rischio di patologia e di mortalit\u00e0 cardiovascolare. In questo senso si \u00e8 voluto calcolare che <strong>una diminuzione del peso del 10% riduce il rischio cardio-vascolare del 20%; ma quando tale 10% di peso viene recuperato,<\/strong> <strong>il rischio aumenta del 30% <\/strong>in modo che, anche una singola oscillazione del peso del 10% comporterebbe un aumento del rischio cardio-vascolare del 10%. Indagini condotte su alcuni indici di funzionalit\u00e0 cardiaca hanno dimostrato che questi sono peggiori in soggetti &#8220;obesi cycles&#8221; rispetto ad altri &#8220;non cycles&#8221; e naturalmente rispetto a quelli normopeso.  Per tutti questi motivi qualcuno ha voluto definire <strong>l&#8217;<a href=\"https:\/\/www.dieta-dimagrante.com\/alimentazione\/obesita-indice-di-massa-corporea-e-bilancio-energetico\/\">obesit\u00e0<\/a> come una malattia &#8220;incurabile&#8221;.<\/strong> Se tale affermazione \u00e8 da respingere sul piano etico, nonch\u00e9 su quello clinico, non v&#8217;\u00e8 dubbio che, in forza della sua genesi spesso ereditaria, l&#8217;obesit\u00e0, o la minaccia di essa, \u00e8 una condizione alla quale molti soggetti non sfuggono e nei confronti della quale \u00e8 necessario misurarsi per tutta l&#8217;esistenza.  Alcuni autori hanno messo in evidenza la correlazione esistente fra la cellularit\u00e0 del tessuto adiposo e determinati quadri morbosi. Infatti i soggetti con obesit\u00e0 di tipo ipertrofico presentano soprattutto le complicanze metaboliche (<strong>insulino-resistenza<\/strong>, <strong>ridotta intolleranza glucidica<\/strong>, <strong>ipertrigliceridemia, ipercolesterolemia, iperuricemia<\/strong>), mentre quelli con obesit\u00e0 di tipo iperplastico raggiungono gradi pi\u00f9 elevati di obesit\u00e0 e vanno incontro con maggiore frequenza alle complicanze d&#8217;organo o d&#8217;apparato alle quali si associano non di rado anche quelle metaboliche; ci\u00f2 vale specialmente nel caso in cui la cellularit\u00e0 sia di tipo misto.  Il rapporto tra cellularit\u00e0 e grado di obesit\u00e0 \u00e8 chiaramente intuibile se si considera che la cellula adiposa non pu\u00f2 superare certe dimensioni; ne deriva che un soggetto con un patrimonio di adipociti che non si discosti molto dalla norma pu\u00f2 sviluppare solo un&#8217;obesit\u00e0 di gradi lieve e moderato, mentre \u00e8 necessario un cospicuo aumento di numero delle cellule perch\u00e9 si abbia una grande obesit\u00e0.  Nel programmare una procedura volta alla riduzione del peso corporeo, \u00e8 quindi utile definire, sia pure con una certa approssimazione, <strong>l&#8217;entit\u00e0 della riduzione che si vuole e che si pu\u00f2 ottenere<\/strong> tenendo conto appunto che il tipo di obesit\u00e0 condiziona significativamente la risposta al trattamento dietetico e quindi delimita l&#8217;entit\u00e0 del calo ponderale ottenibile. Quest&#8217;ultimo, infatti, diviene sempre pi\u00f9 consistente e prosegue sino al momento in cui gli adipociti raggiungono le loro dimensioni minime non ulteriormente riducibili. <strong>La probabilit\u00e0 di successo sar\u00e0 quindi tanto maggiore, quanto minore sar\u00e0 il numero degli adipociti e viceversa;<\/strong> un calo ponderale pi\u00f9 marcato si avr\u00e0, pertanto, nelle forme ipertrofiche, mentre nelle forme iperplastiche esso sar\u00e0 meno rilevante.  I <strong>trattamenti chirurgici o parachirurgici<\/strong> possono portare a sensibili perdite di peso, ma poich\u00e9 si tratta di interventi non privi di rischio, essi vanno limitati a quei casi di obesit\u00e0 grave o di 3\u00b0 grado nei quali ogni intervento medico-nutrizionale ha fallito i suoi scopi e il controllo ponderale deve essere assolutamente ottenuto pena la sopravvivenza del soggetto. Essi si fondano sulla vera e propria ablazione cruenta del grasso sottocutaneo, o sulla realizzazione di un <strong>by-pass digiuno-ileale<\/strong> che riduce drasticamente l&#8217;assorbimento del chimo o, ancora, sulla <strong>gastroplastica riduttiva<\/strong> basata sulla creazione di una tasca gastrica che restringe la capacit\u00e0 del viscere; fondato sullo stesso principio di riduzione volumetrica \u00e8 il metodo del <strong>palloncino<\/strong>, introdotto e poi gonfiato nello stomaco allo scopo di evitare o ridurre gli inconvenienti e i rischi collegati alla gastroplastica. Le due tecniche sono a volte associate facendole seguire una all&#8217;altra. Ma il cardine di ogni protocollo terapeutico dell&#8217;obesit\u00e0 \u00e8 fondato sulla negativit\u00e0 del bilancio calorico ottenuto mediante la riduzione delle calorie ingerite con gli alimenti e il contemporaneo incremento delle calorie spese attraverso un adatto regime di attivit\u00e0 fisica.  La semplicit\u00e0 di questa formula non deve trarre in inganno poich\u00e9 essa, facile da definire in termini teorici per ogni singolo individuo, \u00e8 molto pi\u00f9 difficile da mettere in pratica per la scarsa &#8220;compliance&#8221; dei soggetti alle severe limitazioni dietetiche e per la diffusa propensione degli stessi a sottrarsi a lavoro muscolare. Da sottolineare \u00e8 anche il fatto che <strong>le privazioni alimentari, non solo quantitative ma anche qualitative, interferiscono con uno degli istinti fondamentali degli organismi viventi, quello di alimentarsi, cos\u00ec da provocare quadri ansioso-depressivi di non trascurabile gravit\u00e0.<\/strong>  Per ovviare alla scarsa aderenza dei soggetti alle limitazioni imposte dalla <a href=\"https:\/\/www.dieta-dimagrante.com\/alimentazione\/sempre-a-dieta-sempre-fame-dieta-e-disnutrizione\/\">dieta<\/a> e per dominare la sensazione di fame, si \u00e8 fatto ricorso a interventi farmacologici di vario tipo:  a) sostanze sazianti come l&#8217;<strong>acido alginico <\/strong>e la <strong>metilcellulosa <\/strong>che, inducendo un riempimento gastrico artificiale, dovrebbero eliminare l&#8217;appetito. Nella realt\u00e0 gli effetti ottenibili con questo mezzo non si sono mai dimostrati utili e concreti dal momento che la sensazione di fame dipende solo e unicamente dallo stato i pienezza dello stomaco e dalla conseguente distensione addominale;  b) sostanze riducenti l&#8217;assorbimento intestinale come la <strong>colestiramina<\/strong>, la <strong>neomicina <\/strong>e i bloccanti dell&#8217;\u00e1<strong>-amilasi<\/strong>; anche l&#8217;utilit\u00e0 di questi preparati \u00e8 molto discutibile, non solo per gli incerti risultati che producono, ma anche per l&#8217;insorgenza di una grave <strong>steatorrea <\/strong>difficilmente sopportabile;  c) ormoni il cui impiego \u00e8 da sempre contrastato dalla maggior parte dei ricercatori. Tra essi ricordiamo: -l&#8217;<strong>ormone tiroideo <\/strong>che agisce mediante un&#8217;esaltazione del metabolismo basale e quindi del dispendio calorico; tra le numerose critiche rivolte a tale procedura, spicca quella secondo la quale la provenienza di queste calorie sarebbe peraltro di natura prevalentemente proteica andando perci\u00f2 a intaccare la massa magra &#8211; in particolare la muscolatura &#8211; e risparmiando i depositi adiposi; a ci\u00f2 aggiungasi la possibile insorgenza di <strong>ipertensione arteriosa<\/strong>, <strong>aritmie cardiache ipercinetiche<\/strong>, <strong>stati d&#8217;ansia e di agitazione<\/strong>; -l&#8217;<strong>ormone della crescita <\/strong>(GH) che stimola i fenomeni metabolici ed \u00e8 capace di mobilizzare gli <strong>acidi grassi <\/strong>di deposito senza modificare il regolare bilancio azotato;  d) <strong>farmaci anoressizzanti<\/strong>: le prime sostanze cui si \u00e8 fatto ricorso per dominare il senso di fame sono state le <strong>anfetamine <\/strong>che, pur efficaci, espongono a tali sgradevoli e non innocui effetti collaterali (<strong>eccitabilit\u00e0, tremori, cardioaritmie ipercinetiche, insonnia, farmaco-dipendenza<\/strong>) da non giustificare l&#8217;impiego. Persino le formulazioni di ultima generazione (<strong>fenfluramina <\/strong>e <strong>fluexetina<\/strong>) pi\u00f9 facilmente mangiabili, conservano in loro misura i loro inconvenienti che ne sconsigliano l&#8217;uso prolungato e lo limitano a particolari e ben selezionati casi; da qualche fonte \u00e8 stata addirittura segnalata la possibilit\u00e0 di insorgenza di farmacodipendenza;  e) <strong>fibre alimentari <\/strong>come il <strong>glucomannano <\/strong>e il <strong>guar<\/strong>;  f) ausili di interesse esclusivamente commerciale quali le <strong>caramelle <\/strong>o i <strong>chewing-gum medicati con benzocaina <\/strong>che, anestetizzando i recettori gustativi del cavo orale, dovrebbero sedare il senso di fame e placare il desiderio di cibo;  g) <strong>diete ipocaloriche<\/strong>: \u00e8 questo il trattamento di base maggiormente usato nell&#8217;eccedenza ponderale che sconfini o meno nell&#8217;obesit\u00e0 conclamata.  Bisogna comunque ammettere, come ampiamente dimostrato dagli studi applicati alle statistiche antropometriche delle nostre popolazioni, che <strong>il trattamento dell&#8217;obesit\u00e0 risulta n\u00e9 facile, n\u00e9 semplice<\/strong>. Tuttavia, in questi ultimi anni, con il migliorare delle condizioni di vita e con la maggiore diffusione della cultura alimentare in ampi strati della popolazione, il problema delle patologie metaboliche e degenerative si \u00e8 imposto all&#8217;attenzione di tutte le scuole, e notevoli progressi sono quindi stati realizzati.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il trattamento del sovrappeso \u00e8 sempre una sfida sia per il medico che per il paziente; esso, infatti, pur basandosi su calcoli metabolici di relativa semplicit\u00e0, costituisce tuttora un problema di ardua soluzione. 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