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Diverticoli all’esofago: cosa sono?

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Molto spesso non ci si accorge di averli perché non danno sintomi particolari ma se sono di dimensioni grandi o si trovano in posizioni particolari possono provocare disturbi fastidiosi. Un sintomo che si presenta spesso è l’alitosi, ma è difficile capire subito che si tratta dei diverticoli perché spesso l’alitosi è associata a denti non curati oppure ad un’alimentazione pesante. Vediamo meglio, come sospettarne la presenza e come fare per curarli.

Sacche di mucosa
I diverticoli sono estroflessioni della parete dell’esofago, il condotto attraverso cui il cibo passa dalla bocca allo stomaco.Inizio modulo

Praticamente, la parete dell’esofago si indebolisce, cede e si estroflette, facilitando la comparsa di piccole sacche di mucosa verso l’esterno. Col passare del tempo aumentano il loro volume perché intrappolano al loro interno il cibo, non permettendogli di arrivare allo stomaco per essere digerito.

Come si formano
I diverticoli possono formarsi, con due meccanismi diversi, da pulsione o da trazione. I diverticoli da pulsione compaiono per effetto della pressione esercitata dal passaggio degli alimenti nei punti in cui la parete è più sottile. Quelli da trazione, si formano per la presenza di aderenze tra una piccola parte della parete dell’esofago con gli organo vicini, in seguito a processi infiammatori a cui fa seguito la formazione di cicatrici.

Tipologie
I diverticoli possono essere congeniti, quindi presenti dalla nascita e acquisiti, che compaiono, cioè, nell’arco della vita. Essi possono essere ulteriormente suddivisi in base alla sede della loro comparsa: parte alta dell’esofago, parte media e parte bassa.

Parte alta – È il tipo più diffuso, soprattutto negli uomini di età media, compaiono in prossimità della faringe, l’organo che è situato subito dietro la bocca. Nascono perché si presenta una mancata coordinazione e di una debolezza del muscolo cricofaringeo, l’anello muscolare che permette il passaggio del cibo nell’esofago e che cede alla pressione degli alimenti durante la deglutizione. I sintomi più comuni sono la difficoltà a digerire il cibo, che diventa sempre più seria con l’ingrossarsi della sacca, alito dall’odore sgradevole, gorgoglii al collo, senso di corpo estraneo in gola e tosse.

Parte media – Nella maggior parte dei casi studiati, i diverticoli si presentano in piccole dimensioni e proprio per questo motivo si tende a dare loro poca importanza, ma quando si fanno sentire, provocano difficoltà a digerire, alito cattivo e rigurgito di acido durante la notte.

Parte bassa – Si trovano appena sopra lo stomaco, vicino al diaframma, il muscolo che separa il torace dall’addome. Questo tipo di diverticoli è molto raro ma quando compaiono possono crescere e assumere dimensioni notevoli. Possono non dare alcun disturbo ed essere scoperti per caso dopo una radiografia eseguita per altri motivi. Digestione difficoltosa, alito cattivo e singhiozzo sono i sintomi classici della loro presenza e, in genere, compaiono lontano dai pasti, mentre il dolore al torace si presenta negli stadi più avanzati della malattia.

Come scoprirli
Radiografia – È una particolare “fotografia” ai raggi X che da risultati abbastanza precisi. Con questo esame, infatti, si scopre la presenza di diverticoli ma si possono anche conoscerne le dimensioni. La persona beve del “bario” una sostanza innocua che ha la proprietà di diffondersi nella zona da analizzare e renderla visibile alla radiografia.

Manometria – Questo esame analizza il funzionamento del muscolo crico-faringeo. Dopo aver digiunato per 12 ore, e dopo l’anestesia locale effettuata con una soluzione spray, alla persona viene inserito attraverso il naso un sondino, che è collegato ad uno speciale apparecchio. In questo modo è possibile registrare l’attività dell’esofago, sia in condizioni di riposo sia dopo la deglutizione.

Monitoraggio del pH delle 24 ore – Serve per valutare l’eventuale presenza di reflussi dallo stomaco verso l’esofago durante un’intera giornata. Dopo l’anestesia locale, si inserisce un sondino dentro il naso della persona e lo si spinge delicatamente fino a farlo arrivare alla fine dell’esofago. Il sondino è collegato ad un computer portatile affidato alla persona stessa; l’apparecchio può controllare e registrare il grado di acidità del contenuto dello stomaco e dell’esofago durante le 24 ore.

Quando serve il chirurgo
Se i diverticoli non danno sintomi non occorrono cure particolari, se invece, accade il contrario, saranno effettuate cure in base al tipo e alla sede in cui di trovano.

Intervento per quelli bassi – Questo tipo di diverticoli possono essere eliminato con un intervento chirurgico. In questo caso il medico collega la parte bassa del diverticolo direttamente con l’esofago, formando una specie di galleria che consente il transito degli alimenti dal fondo del diverticolo direttamente nell’esofago.

Laparoscopia per quelli medi e alti – Solo quando si presentano disturbi evidenti, i diverticoli della parte media e alta si curano per via laparoscopica. Si inserisce nel torace, attraverso una piccola incisione, uno strumento ottico che permette di visionare l’interno. Inoltre, il medico è in grado di portare a livello dei diverticoli gli strumenti in grado di asportarli. L’intervento viene eseguito in anestesia locale, dopo aver somministrato sedativi leggeri alla persona. La durata dell’operazione è di circa 15-20 minuti per quelli più piccoli, un po’ di più per i diverticoli più grandi. La persona può tornare a nutrirsi dopo 2 o 3 giorni, seguendo una dieta a base di cibi semiliquidi, come minestrine, semolino e frutta cotta. In alcuni casi è possibile curare i diverticoli ricorrendo all’endoscopia, una tecnica che prevede l’uso di una sonda a fibre ottiche sulla quale sono montati piccoli strumenti chirurgici in grado di asportare i “sacchettini”.

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