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A cosa servono i farmaci senolitici

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Farmaci senolitici approvati dalla FDA americana

A cosa servono i farmaci senolitici e come è successo che la Food & Drug Administration (FDA) degli Stati Uniti di America, cambiando completamente la sua strategia di decenni,  li abbia approvati riconoscendo di fatto la nascita di una nuova tipologia di farmaci? In passato si è sempre intervenuti, a livello medico, nello sperimentare ed approvare un determinato farmaco al fine di contribuire alla cura di una specifica malattia: un farmaco, una malattia. Questa visione ottocentesca ha accompagnato spesso il medico nell’approcciarsi al paziente. Ora nel 2015 un gruppo di scienziati è riuscito a far accettare alla FDA un concetto rivoluzionario. E’ molto più utile per il cittadino paziente, e per le casse dello stato, cercare di star bene più a lungo possibile, allontanare nel tempo l’insorgere di eventuali malattie debilitanti per favorire la longevità. Oggi si ha a disposizione una scienza ben fondata, che sta avanzando verso il futuro in modo prepotente; si stanno scoprendo i meccanismi che regolano l’invecchiamento. Rallentare l’invecchiamento è stato possibile su alcune specie animali (moscerini della frutta, lieviti, vermi, topi, ecc.), per cui tale successo sarà possibile anche per gli esseri umani. A cosa servono i farmaci senoliticiPer gli uomini rallentare l’invecchiamento significherebbe molto, sarebbe un impatto formidabile, invecchiare ed essere giovani a 70 anni e sentirsene 50: applicando le innovazioni tecnologiche biologiche sull’uomo. A New York all’inizio del 2015 un gruppo di esperti in biologia e demografia dell’invecchiamento discute un nuovo ed ambizioso piano per cambiare la nostra visione dell’invecchiamento e della malattia. L’intenzione è quella di evidenziare uno studio pionieristico progettato per convincere il mondo e soprattutto la FDA a riconoscere una classe di farmaci nuova capace di rallentare l’invecchiamento umano. A cosa servono i farmaci senolitici Si cerca cioè l’approvazione per curare non una sola malattia ma tutte le malattie.          Quando si parla di longevità il mondo pensa subito a terapie miracolose, mentre nessuno si stupisce per una scoperta di una nuova terapia sul cancro. Bisogna convincere il pubblico, la stampa e i politici, non solo gli scienziati. Nel 2050 gli ultra 65enni, nel mondo occidentale, saranno circa il triplo rispetto ad ora, e le malattie come il cancro, il diabete, l’alzaimer, la demenza senile si moltiplicheranno, con aggravi insopportabili per il sistema sanitario. In tempi recenti gli studi sulle tecniche biologiche hanno avuto dei successi sul prolungamento della vita dei vermi, tramite la manipolazione su geni mutanti [dr.ssa Cynthia Kenyon, UCSF school of medicine Calico]; si apportano delle variazioni genetiche a caso e poi si osservano quelle più longeve. Con tale procedura si è scoperto che cambiando ad un verme un solo gene si raddoppiava la durata della sua vita. Successivamente si è scoperto che i medesimi risultati si potevano ottenere con dei farmaci. Nel 900’ la durata media della vita era di circa 50 anni; oggi l’aspettativa di vita è di quasi 80: si sono prolungati però anche i tempi delle malattie ed il declino. A cosa servono i farmaci senoliticiUn obiettivo previleggiato sarebbe quello di avere una vita più lunga ma con buona qualità, cioè in salute. E’ stato effettuato una studio sui centenari, persone che non avevano avuto particolari attenzioni sullo stile di vita: molti erano fumatori, pigri, cattivi mangiatori, oppure non avevano frequentato palestre. La spiegazione della loro longevità si trova nella genetica, quei centenari venivano protetti dai propri geni: possiedono delle cellule che hanno delle caratteristiche tali da rallentare l’invecchiamento. Sarebbe interessante introdurre queste cellule in altri ambienti ed osservarne il comportamento. Lo scopo ora è quello di poter introdurre (approvandoli) dei farmaci che siano in grado di raggiungere lo stesso obiettivo delle mutazioni genetiche nel prolungamento della vita: farmaci che ritarderanno gli effetti dell’invecchiamento; questo è il lavoro dei ricercatori dello Buck Institute della california settentrionale per le ricerche sull’età (dr.Brian Kennedy, dr. Gordon J. Lithgow, dr. Simon Melov): hanno iniziato le sperimentazioni partendo dagli organismi unicellulari, gli lieviti. Con tali organismi si testano comodamente alcune decine di farmaci a settimana: quando un farmaco funziona sul lievito, lo si sperimenta su organismi più complessi. I farmaci sottoposti a test si chiamano “senolitici”, questo perché si sono scoperte delle cellule “senescenti” che hanno perso la capacità di dividersi e sono resistenti alla morte, però producono sostanze tossiche che uccidono le cellule più giovani circostanti. Allora colpendo questa tipologia di cellula senescente si condizionano quelle patologie legate all’età: ciò è stato verificato durante la sperimentazione sui topi. Una branca strettamente connessa è quella che studia le patologie legate all’età. In Gran Bretagna hanno utilizzato un determinato farmaco senolitico conosciuto da oltre mezzo secolo per la cura del diabete, sperimentandolo su 78.000 diabetici; alla fine della sperimentazione c’è stato un confronto con un altro campione significativo composto da persone non diabetiche: il campione dei diabetici è risultato possedere una mortalità inferiore del 17% rispetto all’altro. Le attuali ricerche sono orientate verso classi di farmaci molto più potenti ed efficienti. A cosa servono i farmaci senolitici I ritardi della FDA nell’approvazione di tali categorie di farmaci è legata al fatto che essa ha faticato a riconoscere una cura per l’invecchiamento che di fatto non esiste. Non c’è l’abitudine ad aggredire più patologie insieme. Combattere l’invecchiamento dunque significa attaccare tutte le patologie croniche invalidanti senili insieme, migliorandole tutte. Tokke_sign8

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