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Congeliamoci i fibroplasti!

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In molti film di fantascienza si vedono persone che si fanno ibernare attraverso complesse tecniche di crio-conservazione. Fino a qualche tempo fa tutto ciò poteva sembrare frutto di mera fantasia ma oggi è possibile prelevare un campione delle proprie cellule per poi reimpiantarle nel corpo in futuro quando si renderà necessario per curare malattie e disturbi. Conservare “cellule di ricambio” oggi non è più un sogno.

La crio-conservazione della pelle
La crio-conservazione della pelle è l’ultima novità presentata al 57° Congresso nazionale di chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica da un gruppo di ricercatori italiani in collaborazione con diversi studiosi di San Marino.

A detta dei ricercatori, non si tratterebbe però di una tecnica di filler riempitivo poiché non è prevista l’iniezione di nessuna sostanza per dare spessore alla cute. Si tratta invece di una forma di biorivitalizzazione antietà.

Le tecniche tradizionali infatti, prevedono l’innesto di sostante naturali volte all’attivazione dei fibroplasti, le cellule cutanee che producono collagene, favorendo il tono e l’elasticità della pelle.

Con questa nuova tecnologia, sono gli stessi fibroplasti ad essere iniettati sotto la cute, favorendo un processo veloce e naturale di ringiovanimento della pelle.

Il processo di crio-conservazione
Il processo è molto semplice. La tecnica prevede il prelievo di un campione di cute di circa 2-3 mm da dietro l’orecchio, una zona al riparo dai raggi solari e che pertanto si mantiene sempre in buono stato.

Il campione poi viene inviato ad un laboratorio specializzato dove vengono estratti i fibroplasti, che poi vengono messi a coltura. Le cellule estratte così si moltiplicano creando alte concentrazioni di “cellule di ricambio”. Dopodiché il campione di cellule viene congelato a -198°, pronto per essere reimpiantato nella cute e, eventualmente, moltiplicato ancora innumerevoli volte.

Il processo di crio-conservazione infatti blocca l’età dei fibroplasti in modo che, quando verranno utilizzati, presentarenno tutte le caratteristiche tipiche delle cellule giovani: vitalità e capacità di riprodursi molto elevate.

Qual è l’età ideale per il prelievo? I medici asseriscono che la coltura debba essere effettuata attorno ai 30 anni d’età, quando cioè i fibroplasti producono molto collagene. Ma anche se il prelievo avviene attorno ai 40 – 45 anni è possibile ricavare cellule capaci di riprodursi in laboratorio.

Le cellule verranno poi reimpiantate sotto cute, nelle zone in cui il paziente desidererà attenuare gli effetti dell’invecchiamento.

Il re-impianto
Quando si decide di procedere al reinnesto, le cellule precedentemente prelevate vengono arricchite con un mix di vitamine, coenzimi, acidi nucleici, minerali e aminoacidi. La sostanza così ottenuta viene iniettata nelle parti del collo, del decolleté e del viso dove i segni del tempo sono più evidenti.

I costi
I costi della nuova tecnica di crio-conservazione sono più alti rispetto a quelli previsti per le normali tecniche di biorivitalizzazione a causa dei passaggi previsti, in cui vengono impiegati procedimenti di altissimo livello bio-tecnologico.

Orientativamente, si può parlare di circa 1.000 Euro per il prelievo e la selezione dei fibroplasti, mentre chi vuole avvalersi della crio-conservazione deve sborsare altri 1.000 Euro per ogni reimpianto di firboplasti autologhi.  

I vantaggi
I vantaggi sono notevoli. Innanzitutto ciò che viene impiantato sotto cute non è un mix di sostanze che, seppur naturali, sono comunque estranee al corpo, ma cellule che appartengono in tutto e per tutto alla persona, perciò del tutto esenti da rischi di rigetto o infezioni.

Vantaggio non trascurabile è che ogni intervento può essere ripetuto quante volte si desidera, facendo moltiplicare le cellule ottenute attraverso il primo prelievo.

Il futuro dell’applicazione
Attualmente non è proprio semplicissimo trovare centri specializzati a cui rivolgersi per avvalersi di questo tipo di tecniche. Negli Stati Uniti la tecnica di crioconservazione dei fibroplasti autologhi viene praticata già da anni, mentre da noi è possibile avvalersi solo dei congelatori installati presso il Bioscience Institute di San Marino. Tuttavia, esaurita la fase della sperimentazione clinica, anche da noi si sta affacciando per la prima volta in questi mesi la possibilità di sottporsi a questi trattamenti.

Gli specialisti però contano di attivare in un futuro non molto lontano un ambulatorio specializzato in ogni regione d’Italia che funzioni sia da centro di prelievo che da “banca della cute”, ove conservare i fibroplasti autologhi da reimpiantare in caso di bisogno.

Tale tecnica infatti ha riscosso un notevole successo fra gli addetti ai lavori del settore e non è difficile che laboratori dedicati sorgeranno già nel corso dei prossimi 2 – 3 anni.

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