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Arricchire la dieta con gli integratori alimentari

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Gli integratori alimentari sono dei prodotti alimentari che servono ad integrare una dieta. I più comuni in commercio sono presenti in compresse o fiale.
Gli integratori costituiscono una fonte concentrata di sostanze nutritive, quali le vitamine e i minerali, o di altre sostanze come aminoacidi, acidi grassi essenziali, fibre ed estratti di origine vegetale.
Spesso connessi e associati ai grandi volti dello sport, gli integratori alimentari riguardano tutti coloro che devono integrare la propria dieta con le sostanze nutritive sopra citate.
Oggi giorno le metodiche di lavorazione e conservazione dei prodotti alimentari riducono il valore biologico degli alimenti degradando i nutrienti, in particolare le proteine, le vitamine e i sali minerali. Ecco perchè gli integratori, se necessari e associati ad una dieta corretta, aiutano a controbilanciare e riequilibrare le eventuali carenze nutritive necessarie all’organismo.
Sugli integratori alimentari è stato detto di tutto, che fanno bene, che fanno male, che servono, che non servono. Su questo argomento, consumatori, medici, operatori del settore, istituzioni sanitarie, mass media, e un po’ tutti abbiamo espresso le nostre opinioni, spesso positive, spesso negative.
Esistono diversi tipi di integratori, abbiamo: integratori alimentari, integratori per lo sport, integratori naturali per il benessere, di cui alcuni studiosi ne asseriscono e ne dimostrano la validità, mentre altri, a parità di integratori, affermano l’esatto contrario. Si è creato un vero e proprio conflitto di interessi intorno agli integratori, da cui scaturiscono pareri contrastanti e totalmente diversi sugli stessi.
La Comunità europea ha emesso, nel 2002, una direttiva che imporrà regole severissime per il commercio dei prodotti nutritivi che contengono vitamine e minerali, i cosiddetti integratori alimentari. Secondo l’articolo 15 della direttiva, gli stati membri dovranno vietare il commercio di prodotti non conformi alla presente direttiva al più tardi a decorrere dal 1° agosto 2005.
Secondo i dettati della nuova norma dovranno sparire dal mercato i prodotti che contengono forme di vitamine o minerali non elencate negli allegati della direttiva stessa. Alcuni esempi: La vitamina E, contenente tocoferoli misti e tocotrienoli (sarà permesso soltanto l’alfa-tocoferolo); diverse forme di carotene (sarà permesso solamente il beta-carotene); la metilcobalamina (una forma della vitamina B12); lo zolfo, il boro, il vanadio, la silice, praticamente tutti i minerali in traccia (non sono elencati e perciò non saranno più utilizzabili); le forme più biodisponibili dei minerali comuni, quali calcio, magnesio, potassio, ferro, zinco, rame (non sono previsti, secondo gli elenchi della direttiva, per esempio, orotati, chelati, aspartati, picolinati e lieviti ricchi di minerali biodisponibili). L’elenco delle sostanze dimenticate, cioè da vietare, è lungo – circa 300 tra vitamine e minerali. La cosa sta mettendo in subbuglio produttori e medici, commercianti e consumatori.
Per le vitamine e minerali che rimarranno in commercio secondo gli elenchi ristretti della direttiva, verranno poi fissati dei limiti di dosaggio che si annunciano sensibilmente più bassi di quelli che oggi sono disponibili e vengono utilizzati da milioni di persone in tutto il mondo senza problemi di sorta.
La direttiva annuncia un regime così restrittivo che produttori e negozianti di diversi paesi si sono uniti con medici, naturopati e moltissimi consumatori in una alleanza contro le restrizioni previste dalla legislazione europea. La Alliance for Natural Health ha iniziato, nel 2003, una causa legale contro le restrizioni alla disponibilità di integratori vitaminici imposte dalla direttiva. Questa causa, partendo dall’Inghilterra, è già approdata alla Corte europea in Lussemburgo e verrà discussa nei prossimi mesi.
Nel frattempo però, ogni paese europeo è tenuto a trascrivere la direttiva europea in legge nazionale. L’Italia ha provveduto con un decreto legge approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso 21 maggio. Il decreto non solo trasforma le severissime regole della direttiva in legge italiana come di dovere, ma aggiunge che “in attesa dell’adozione di specifiche disposizioni comunitarie, i livelli ammessi di vitamine, minerali ed altre sostanze sono definiti nelle linee guida sugli integratori alimentari pubblicate dal Ministero della salute.”
Sembra una frase abbastanza innocua, finché non andiamo a scoprire che, secondo le prescrizioni ministeriali, la vitamina E sarà limitata a 30 milligrammi, la vitamina C a 180, la B1 sarà disponibile fino a 2 milligrammi e la vitamina B 6 a 3, tanto per dare qualche esempio.
La linea seguita dal ministero è quella di un limite generalizzato per le vitamine ai dosaggi corrispondenti al 150% dei livelli di riferimento, con l’eccezione della vitamina C e la vitamina E che sarebbero disponibili fino a tre volte (300%) delle RDA.
Grazie all’etichettatura, saremo messi al corrente della percentuale dei livelli di riferimento (RDA) in ogni prodotto; ci verrà detto di non esagerare (avvertenza obbligatoria per tutti i prodotti) e di non dare le nostre vitamine in mano ai bambini sotto i tre anni di età. L’etichetta ci informerà pure che le vitamine “non sono adatte a sostituire una dieta variata”.
L’uso delle vitamine e dei minerali verrà così limitato a dosaggi minimi, alle quantità assolutamente necessarie per evitare le malattie di carenza tipo scorbuto e beri-beri. L’apporto ottimizzato di nutrienti, importante per rafforzare le difese immunitarie e per raggiungere un livello di salute ottimale, invece, verrà proibito d’ufficio, così come ogni riferimento all’eventuale prevenzione di malattie. Chiaramente, per chi di vitamine fa un uso serio e quotidiano o chi con l’aiuto di integratori veri è riuscito a scongiurare dei mali seri oppure semplicemente non si ammala più da diversi anni della solita influenza invernale, è una vera follia. Mentre gli esperti si lamentano dell’aumento delle spese sanitarie che cominciano a dissanguare le casse dello Stato, ci viene praticamente vietato di far uso della prevenzione nutrizionale, da noi pagata.
Quello che stupisce è che il governo italiano propone di agire in modo ancora più restrittivo di quanto non sia prescritto dalla legislatura europea, per il quale eventuali limiti di dosaggio dovrebbero orientarsi alle “valutazioni dei rischi condotte nell’ambito di studi scientifici generalmente riconosciuti?”. La severità del nuovo regolamento italiano per le vitamine è tanto più sorprendente perché non solo va oltre quello che prescrive la direttiva europea ma contravviene anche la più recente giurisprudenza in materia di limiti di dosaggio vitaminico.
La Corte europea si è occupata della questione su sollecito della stessa Commissione Europea. Nel lontano 1999, la Commissione aveva contestato la prassi amministrativa della Germania, secondo la quale prodotti contenenti fino al 300% delle quantità raccomandate per le vitamine venivano considerati alimenti e quelli eccedenti furono respinti perché considerati medicinali senza la prescritta autorizzazione.
Ravvisando in quella prassi una barriera per il libero commercio di prodotti legalmente venduti in altri stati dell’Unione, la Commissione sollecitava alla Germania un cambiamento. Le autorità tedesche rifiutarono e la Commissione iniziò un procedimento dinanzi la Corte europea. La Finlandia e la Danimarca si unirono alla Germania nella difesa, ma la Corte, nella sua recente sentenza pubblicata il 29 aprile 2004, decise che eccezioni al libero commercio sono giustificabili solo nel caso che le autorità sanitarie di uno stato membro ravvisino in un prodotto dei pericoli e agiscano per proteggere la pubblica salute. Il limite generalizzato del 300% delle quantità raccomandate di vitamine come metro di riferimento fu ritenuto illegale dalla Corte, e la Germania condannata al pagamento delle spese del processo.

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