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La dieta vegetariana: un bene o un male?

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Al giorno d’oggi, crediamo di avere una sufficiente conoscenza di quella che può essere la dieta vegetariana, ma spesso non è così.
Innanzitutto cominciamo col dire che si distinguono i differenti tipi di dieta vegetariana. Si parla di: dieta vegetariana,  dieta vegetaliana, dieta crudista e dieta fruttarista.
Abbiamo la dieta vegetariana, la quale esclude dall’alimentazione ogni tipo di carne animale, compresi i pesci e i crostacei, ma si continuano a mangiare i sottoprodotti animali, quali latte, uova, formaggio e miele. Molto spesso questa scelta viene fatta dai cosiddetti animalisti contrari allʼuccisione degli animali. Chi applica questa filosofia spesso continua a ingurgitare però prodotti ben poco salutari per lʼorganismo umano come, ad esempio, tutti i prodotti industriali, surgelati, alterati con conservanti e coloranti, o di dubbia provenienza.
Poi abbiamo la dieta vegetaliana, la quale esclude tutti i prodotti di origine animale (uova, latte, miele e formaggio), nella convinzione che il corpo umano sia adatto ad assumere e digerire prodotti vegetali e che sia lʼunico modo per scongiurare forti danni. Il termine deriva appunto dal latino Vegetalis, ossia “appartenente al regno vegetale”.
Ancora abbiamo la dieta crudista, la quale pone come condizione necessaria lʼassunzione di cibi crudi, soprattutto per motivi salutisti. Lo scopo è quello di evitare lʼimpoverimento dei cibi dalle componenti fondamentali per una buona e corretta nutrizione come vitamine e sali minerali. Inoltre tra i vantaggi segnalati questa dieta stimola la digestione, pulisce lʼintestino e disintossica, fa dimagrire, idrata, è ipoproteica, economica e veloce.
Infine abbiamo la dieta fruttarista, la quale si realizza praticando una scelta quasi praticamente impossibile ai nostri giorni. Il fruttarista si nutre solo di frutta fresca, biologica e matura.
In particolare, la dieta vegetariana ha radici che si perdono nella notte dei tempi, attraversando varie epoche storiche. La troviamo, infatti, nella cultura dei Veda indiani, negli splendori culturali dell’antico Egitto, nella cultura della antica Grecia, è stata oggetto di discussioni nei primi concili cristiani, durante il medioevo, nel periodo dellʼumanesimo, senza per nulla risparmiare l’età dei lumi, per sfociare ai nostri giorni, in cui la dieta vegetariana è più o meno nota.
Tante le motivazioni che spingono alla pratica di una simile dieta, prescindendo da quelle legate allʼosservanza di particolari riti o dogmi religiosi; le più comuni si dividono in: etiche, salutiste, ecologiche e economiche.
Secondo le motivazioni etiche, la dieta vegetariana è la più pratica e coerente applicazione di unʼetica del rispetto della vita e di giustizia intese nel senso più ampio del termine. Il vegetariano si adopera così per non danneggiare o produrre sofferenze agli altri viventi, nei limiti di una concreta compatibilità con le proprie esigenze vitali. La convinzione dei vegetariani infatti è che mangiando carne si partecipa materialmente e personalmente al “massacro” di animali, che invece di essere nostri compagni di vita, diventano vittime di violenza.
Secondo le motivazioni salutiste, la dieta vegetariana rappresenta il modo di alimentarsi più confacente alle esigenze dellʼorganismo umano. Alcune pubblicazioni attestano, infatti, che i vegetariani per lʼabbondante introduzione di fibre, carboidrati, vitamine e minerali riducono lʼincidenza di malattie cardiovascolari, cancri, ipertensione, diabete e obesità. Inoltre si riduce il sovraccarico proteico a carico di reni e fegato e si riduce la produzione di radicali liberi.
Secondo le motivazioni ecologiste, per coltivare cereali e semi proteici della produzione agricola destinati al nutrimento degli animali “da carne” si usano ingenti quantità di concimi e pesticidi pericolosi, che danneggiano i terreni contaminando in profondità falde acquifere e corsi dʼacqua ,senza risparmiare lʼaria. Queste sostanze si concentrano poi lungo la catena alimentare fino ad intossicare lʼuomo. Ancora più grave è la situazione dei paesi sottosviluppati dove negli ultimi anni il disboscamento operato per far posto agli allevamenti di animali ha distrutto circa 10.000.000 di ettari di foresta pluviale.
Ci sono molti modi di programmare una dieta vegetariana equilibrata. La regola più importante è quella di includere una vasta scelta di cereali integrali, legumi, verdura e frutta nei pasti. Possono essere inclusi anche noci e semi oleosi.
Le diete vegetariane possono includere anche zuppe di fagioli, patate, panini con burro di arachidi e spaghetti, come pure cibi meno familiari, come bulgur, fagioli azuki, proteine di soia ristrutturate e latte di soia.
Certi risultano i rischi che questa dieta potrebbe apportare all’organismo umano, conferendo diverse carenze, quali: ferro (anemie), proteine (rara nel sedentario, più probabile in uno sportivo soprattutto di sesso femminile), vitamina B12, calcio e vitamina D (nei vegani soprattutto).
Per quel che riguarda il ferro, una dieta vegetariana deve essere correttamente bilanciata per fornirne una quantità sufficiente poiché i vegetali ne contengono poco e scarsamente biodisponibile.
La carenza di proteine può essere compensata con latticini, uova e legumi abbinati a seitan o cereali, ma i vegani devono puntare solo su questi ultimi e la loro alimentazione deve essere strettamente controllata per non incorrere in carenze, soprattutto per gli sportivi.
La carenza di vitamina B12 è particolarmente significativa nella dieta vegana: il rischio di anemia perniciosa non è da sottovalutare. A causa delle scorte che il nostro organismo ha di questa vitamina i sintomi di carenza compaiono non prima di 2-3 anni di dieta del tutto priva.
La carenza di calcio è un problema molto pesante per i vegani che ne assumono sicuramente meno della dose giornaliera raccomandata, con il rischio, soprattutto nelle donne, di osteoporosi, anche perché i vegani assumono anche poca vitamina D, mentre i vegetariani la possono introdurre mangiando uova.

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