I virus – la cui denominazione può cambiare da vira, virales, virii in base schemi tassonomici ed ambiti di indagine – vengono definiti come entità biologiche – non del tutto considerati come organismi viventi o con struttura subcellulare – che hanno la caratteristica principale di comportarsi come “parassiti”, ai quali si possono imputare malattie in grado di attaccare l’uomo, ma anche organismi meno complessi come i vegetali e gli animali.
La parola virus infatti proviene dal latino, e significa “veleno”, “tossina”: poiché questa parola latina appartiene alla seconda declinazione ed è una parola neutra, viene considerata tra le parole irregolari, pertanto non è stato semplice definire il suo plurale in lingua italiana. Per questo motivo, questa parola è oggi considerata tra le “singularia tantum”, ovvero una parola che presenta solo la forma singolare, anche se due scienziati che si occuparono dei virus, ovvero Lwoff, Horne e Tournier, nella loro classificazione del 1962, proposero ed utilizzarono la forma vira.
Tra le prime formazioni virali riconosciute è bene ricordare quelle scoperte e per la prima volta monitorate dall’uomo nel 1892, chiamate “mosaico del tabacco”.
A scoprire queste formazioni virali fu lo scienziato russo Dmitrij Iosifovic Ivanovskij, che in un primo momento li aveva denominati come “virus filtrabili” grazie al fatto che essi erano in grado di passare attraverso filtri che trattenevano i batteri, filtri in ceramica a porosità micrometrica, ma a differenza delle semplici tossine, potevano essere trattenuti da ultrafiltri.
La formazione del mosaico del tabacco venne successivamente riconosciuta come formazione virale da dal botanico olandese Martinus Willem Beijerinck, nel 1898, che fu in grado di rendere noto e dimostrabile che il mosaico del tabacco proveniva da un agente infettivo di dimensioni decisamente inferiori rispetto a quelle di un semplice batterio.
I virus vanno considerati come dei parassiti endocellulari obbligati – è bene ricordare che questo comportamento da “parassita” è dovuto al fatto che essi non dispongono di tutte le strutture biochimiche e biosintetiche necessarie per la loro replicazione.
Le dimensioni di un virus possono nettamente variare dai 10 nm, fino ai 450 nm e addirittura in alcuni casi, come per i mimivirus i 750-800: la loro struttura è formata da un acido nucleico, il quale è a sua volta circondato da un rivestimento protettivo di proteine chiamato capside, quest’ultimo composto da proteine codificate dal genoma virale e la cui forma può servire come base per la distinzione morfologica.
Tra i diversi tipi morfologici di virus dobbiamo ricordare: Elicoidali, Poliedrici, Dotati di rivestimento e Complessi, come per esempio i batteriofagi.


