Nemici…del cuore!

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I nemici principali da evitare per mantenere in forma il cuore sono:

·         Soprappeso;·         Poco attività fisica;·         Abitudini di vita non salutari;

·         Vita troppo sedentaria.

Anche età e predisposizione genetica sono nemici del cuore ai quali non si può porre rimedio direttamente. L’Organizzazione Mondiale della Sanità divide i fattori di rischio per le malattie cardiache in due categorie:

1.      Quelli modificabili come: fumo, pressione arteriosa, soprappeso, colesterolo alto, sedentarietà;

2.      Quelli non modificabili: età sesso, familiarità.

Se contro la genetica e l’invecchiamento poco si può fare, molto invece si può per eliminare gli altri comportamenti pericolosi, cambiando il proprio stile di vita e imparando alcune regole fondamentali per prevenire patologie cardiache e vivere meglio.

Fattori di rischio non modificabili
L’età. Con il passare degli anni è inevitabile che il cuore e l’apparato circolatorio vadano incontro a un progressivo invecchiamento e deterioramento. Le parti del cuore e delle arterie perdono elasticità, favorendo la formazione di placche aterosclerotiche (malattia infiammatoria cronica della arterie che si aggrava col tempo e in base allo stile di vita seguito) che impediscono il normale flusso del sangue.  Questo non vuol dire però che si vada incontro a problemi di cuore. Un’alimentazione povera di grassi e sale e un’attività fisica regolare aiutano a ridurre gli effetti del tempo che passa.

Il sesso. L’uomo è più esposto alle malattie cardiovascolari a partire dai 40 anni, mentre la donna, fino alla menopausa è maggiormente protetta grazie all’azione degli estrogeni, gli ormoni prodotti dalle ovaie. Quando la vita fertile finisce, la situazione si ribalta: la donna diviene altrettanto, se non più a rischio. infarto di cuore è una delle principali cause di morte per la donna italiana. L’aumento della frequenza di queste malattie tra le donne è conseguenza sia dell’allungamento della vita femminile sia della diffusione di fattori di rischio prima poco presenti come il fumo.

La famigliarità. Il ruolo della famigliarità nella comparsa di patologie che riguardano il cuore va letto sotto due aspetti. Da tempo è ormai accertato che i fattori genetici giochino un ruolo importante nella comparso di infarto. Chi ha nonni, genitori o fratelli che sono stati colpiti da infarto ha una probabilità maggiore di andare incontro a questo problema. Al di la di questo rivestono un’importanza fondamentale i comportamenti assunti in seno alla famiglia, in essa si costruisce l’individuo e le sue abitudini come alimentazione, fumo e alcool.

Fattori di rischio modificabili
Il fumo. Fattore di rischio più importante per le malattie cardiovascolari, si stima che:

1.      La speranza di vita di un fumatore è otto anni inferiore a quella di un non fumatore;

2.      Chi fuma ha una probabilità doppia di essere colpito da infarto rispetto a chi non fuma.

Sono due sostanze chimiche presenti nelle sigarette, la nicotina e il monossido di carbonio, le responsabili dei maggior danni. La nicotina stimola  il corpo a produrre adrenalina, che rende il battito cardiaco più veloce, il monossido di carbonio riduce la quantità di ossigeno trasportata dal sangue ai vari organi e tessuti del corpo. Non è mai troppo tardi per smettere di fumare e i benefici cominciano subito:

·         Dopo un anno il rischio di malattia cardiovascolare si dimezza;

·         Dopo qualche anno il rischio di malattia cardiovascolare dovuto al fumo scompare completamente.

Lo stress. Causato dal troppo lavoro, dalle preoccupazioni e da ritmi di vita sempre più veloci a lungo andare possono indebolire il cuore. L’organismo sotto sforzo produce grandi quantità di adrenalina facendo aumentare la frequenza cardiaca, per cui, il cuore costretto a battere più velocemente e a pompare sangue con più orza, viene sottoposto a un superlavoro che finisce per logorarlo.

La sedentarietà. L’attività fisica è uno dei cardini di una buona prevenzione cardiovascolare. La sedentarietà rappresenta uno dei nemici peggiori della salute di cuore e circolazione. Chi non fa attività fisica è più esposto alla comparsa di ipertensione, obesità e diabete, tutte condizioni pericolose per il cuore. Fare attività fisica in modo costante allena il cuore. La frequenza cardiaca è minore in chi pratica sport abitualmente rispetto a chi è sedentario. Il cuore può così lavorare in condizioni ottimali senza sforzi eccessivi e senza essere costretto a un superlavoro.

Il soprappeso e l’obesità. Secondo i dati Istat il soprappeso interessa il 33,9% degli italiani, l’obesità invece riguarda quasi il 10%. Soprappeso e obesità non sono un problema estetico, ma sono una condizione di malattia. Mantenere un peso nei limiti riduce dal 30 al 50% il rischio di sviluppare una malattia cardiovascolare. Oltre al peso, oggi sempre più attenzione è data all’adiposità viscerale, cioè sull’accumulo di grasso che occupa gli spazi tra gli organi addominali e sotto la cute. La circonferenza della vita è un importante indicatore del grasso addominale e del rischio di malattia. Per le donna tra i 18 e i 65 anni deve essere inferiore agli 80 centimetri, mentre per gli uomini ai 94 centimetri, soglie oltre i quali il rischio di malattie diventa elevato. Nella persona obesa il cuore è sottoposto a un lavoro maggiore e con un meccanismo indiretto, in quanto nella persona in sovrappeso e obesa, si registrano valori alterati del quadro metabolico e un rialzo di pressione arteriosa. 

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