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Il Problema del Fumo Passivo

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E’ ben noto, sin dagli anni ’50 che il fumo nuoce alla salute di chi lo assume. Il rischio, invece, che interessa il fumatore passivo, è un’acquisizione recente. Il fumo ambientale o ETS (Environmental Tobacco Smoke) degli anglosassoni è una miscela di fumo secondario (sidestream smoking) e di  fumo esalato da parte del fumatore (tertiary smoke). A tal proposito, quindi, si definisce fumatore passivo il soggetto esposto a ETS. Il Problema del Fumo Passivo		Le sostanze contenute nel fumo ambientale sono qualitativamente le stesse di quelle contenute nel mainstream (inalate il fumatore), presenti, però, in quantità diverse e, per alcune sostanze, in quantità anche superiori, come nel caso delle nitrosamine, note sostanze cancerogene, che raggiungono concentrazioni anche 50 volte maggiori. Il fumo passivo può essere un importante inquinante in un luogo di lavoro chiuso (ad esempio ambiente domestico, uffici in cui convivono fumatori e non fumatori), ma è soprattutto un rischio per alcune categorie di lavoratori (camerieri, baristi etc). Il concetto di fumo passivo è allargato anche alle fasi embrionali e fetali in quanto, attraverso la circolazione sanguigna materno-placentare, il feto è esposto alle sostanze inalate dalla madre. Gli effetti del fumo passivo sul feto durante la gravidanza possono avere effetti devastanti e possono portare a complicazioni frequenti nel decorso della gravidanza (maggior frequenza della rottura della placenta, placenta previa, aborto spontaneo, parto prematuro, mortalità perinatale, 18% dei neonati è sottopeso successivamente alla nascita). Durante l’allattamento, invece, gli effetti del fumo possono provocare fenomeni d’intossicazione nicotinica del neonato per il passaggio di nicotina durante l’allattamento al seno, incrementando la frequenza di SIDS (Sudden Infant Death Syndrome – sindrome della morte improvvisa del neonato), corrispondente a un +30%. Ma non è tutto qui. Il fumo passivo può portare, sempre nei neonati, all’aumento delle malattie respiratorie, delle otiti, delle irritazioni oculari. Se un bambino affetto da asma viene esposto al fumo passivo avrà, di sicuro, un aumento dei sintomi della malattia (crisi di tosse, attacchi di mancanza di respiro, etc). Secondo la European Respiratory Society nel 2002 il fumo passivo avrebbe causato la morte di circa 80.000 adulti in Europa, di cui circa 7000 in luoghi di lavoro. In Italia i dati riportano 7180 morti complessivi per fumo passivo di cui 993 in luoghi di lavoro. A tal proposito, vige la regole, nella maggior parte delle nazioni industrializzate, del divieto di fumare in luoghi pubblici e sui posti di lavoro. Un fumatore passivo su quattro ha meno di 14 anni; in termini di prevenzione, questo è un aspetto da non sottovalutare, considerato anche il ruolo guida dell’adulto nei confronti dell’adolescente. La riduzione osservata del fumo passivo dopo l’entrata, in Italia, della legge antifumo avrebbe determinato già a breve termine effetti sulla salute misurabili. Una riduzione dell’11% dei ricoveri per infarto acuto del miocardio è stato osservato in Piemonte nei sei mesi successivi all’entrata in vigore della legge nella popolazione sotto i 60 anni(Barone-Adesi, 2006). Negli ultimi due anni in Europa il divieto si è esteso a Malta, Spagna, Svezia e Scozia. Nel 2007 entreranno in vigore in Europa legislazioni che libereranno dal fumo gli ambienti indoor d’Inghilterra, Galles, Irlanda del Nord e Canton Ticino, dal gennaio 2008 il divieto si estenderà interamente anche alla Francia.

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