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Glicemia ed alimentazione

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Il benessere che nel corso degli ultimi anni si è sviluppato nei paesi “ricchi” ha certamente modificato lo stile di vita e le abitudini alimentari di moltissime persone: prima di tutto, a cambiare è il cibo che viene somministrato, e la velocità e la frequenza con cui esso viene assorbito nel nostro corpo.

Se facessimo una breve ricerca e qualche intervista nei bar o nei fast food all’ora di punta, scopriremmo infatti che una grossa percentuale della popolazione – specialmente quella composta dai lavoratori che hanno sì e no un’ora di pausa a propria disposizione – si nutre “poco e male”, ma soprattutto, con la voracità e la velocità di chi deve tornare in fretta a lavorare.

Un’alimentazione che si rispetti, non può basarsi su questo tipo di approccio: il fatto di saltare il pranzo, poi – cosa molto comune – è ancora più pericoloso perché genera nel nostro corpo una sorta di disfunzione e di confusione per il nostro metabolismo.

Il digiuno, infatti, non è mai positivo: se prolungato, anzi, esso può portare a quella che i medici sono soliti chiamare “ipoglicemia reattiva”: ma di cosa si tratta?

L’ipoglicemia reattiva è dovuta principalmente a continui stati di ipoglicemia nel nostro corpo, ovvero continui digiuni: se è vero che la glicemia non deve superare un certo livello, per non costringerci ad entrare in quello che comunemente conosciamo come “inferno dei carboidrati” è anche vero che mantenere la glicemia in uno stato al di sotto del normale e del consentito – attraverso i digiuni, ad esempio – significa appunto indurre il nostro corpo a situazioni scostanti e non stabilizzate.

I sintomi dell’ipoglicemia reattiva sono molteplici: innanzitutto, un periodo di digiuno prolungato e costante può portare a sfinimento dopo breve sforzo, facili scombussolamenti, frequente mancanza di concentrazione, senza contare tutte le altre conseguenze, ovvero frequente impressione di svenimento, frequente nervosismo occulto o manifesto, irascibilità occulta o manifesta, frequente ansia e paura, depressione e malinconia, perdita di memoria, vertigini, frequente tremore cronico, palpitazione cardiaca, ogni tanto impressione di “scuro davanti gli occhi”, pressione e temperatura basse, sensazione di “sudare freddo”.

Nella nostra alimentazione tipo, quindi, non dovrebbero mai mancare gli zuccheri, in quanto sono proprio questi a fornire le giuste energie al nostro corpo per svolgere le normali attività quotidiane: senza esagerare, però, né in un verso né nell’altro. Infatti, assumere cibi composti da zuccheri complessi, per esempio, se per lungo tempo e con una certa abitudine, può comportare a degli scompensi, che il nostro corpo s sentirà costretto a ristabilizzare: l’insulina farà la sua, e poco dopo saremo assaliti da un nuovo senso di “fame”, ritrovandoci aggrediti dall’inferno dei carboidrati.

Alimentazione e glicemia, quindi, vanno di pari passo, ma vanno certamente equilibrati al fine di evitare scompensi e situazioni sgradevoli per il nostro organismo e, perché no, anche per la nostra estetica.

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